Inviti
Giravo intorno a lui, cacciatore contro preda. Lo osservavo, mentre sentivo il mio respiro affannato, e le braccia pesanti. Non era molto diverso da me, pelle chiarissima che alla luce della luna brillava quasi, forma e dimensioni perfette, muscoli sviluppati, respiro assente... e sguardo dorato. I capelli lunghi e bianchi coprivano gran parte del volto. Era sudato, e sanguinante. Il mio corpo faceva male, era forte ed estremamente violento. Mi guardava curioso, forse non voleva farlo trasparire, ma infondo infondo, mi temeva. Era un dailish, il Clan Vampiro per eccelleza, quello più antico, più leggendario, migliore, perfetto, legato alla storia, alle regole, alle tradizioni: eppure questa notte un suo figlio stava perdendo contro un misero Wiken della terra di Baldar. Qualche secondo prima mi sentivo rinato, potente, pieno di vita, sfrenato, ma ora fermo e rilfessivo, notavo una certa stanchezza e un certo intorpidimento per le braccia. "Notevole" disse. Mi sorprese, i dailish tendono a disprezzare il lunguaggio umano, e perseverano con l'uso della lingua madre vampira, si sentono obbligati a parlare in modo umano solo quando devono tenere fede alla mascherata. "Niente male, non ero venuto qui per combattere, ma devo ammettere che non mi è dispiaciuto". "E cosa saresti venuto a fare" urlo la mia voce, irriconoscibile. Sembrava di qualcun altro, di qualcos'altro. Era bassa e acuta... Anzi no, era un onda sonora... Il metodo di comunicazione dei pipistrelli, la trasformazione era giunta fino a quel livello. "E' la prima volta che ti riduci così. Sei sfinito. Quando la trasformazione sarà finita cadrai in pezzi, hai esagerato.". Urlai fortissimo, il mio acuto avrebbe potuto spaccare il timpano di un umano qualunque se fosse stato nei paraggi, fortunatamente eravamo diverse decine di metri lontano da casa di Clair. "Comuque, per tua informazione ero qui per un invito.". "Un invito?!" Non era più un acuto, ma solo una voce estranea molto acuta, che parlava umano. "Si, un invito. Un invito ufficiale da parte di Sir. Malik. Per te e per la tua metà. Questo genere di inviti deve essere consegnato alla controparte umana, è un invito speciale." "Che genere di invito speciale?!" La voce era meno acuta, instabile, vagamente riuscivo a riconoscerla come mia. "Speciale perchè gli umani non possono essere comunemente invitati alla corte di Sir Malik. Deve essere lo stesos Signore a invitare il sangue debole." "Piano con le parole intruso!" - questa volta la voce era molto più simile alla mia. "Nessun offesa. Sei un buon guardiano, ma dovresti fare più attenzione. Se il tuo scopo era proteggerla, e se io fossi stato animato davvero da cattive intenzioni, lei sarebbe stata vittima della tua distrazione". "Sei un intruso altamente qualificato, ma ammetto le mie colpe, devo migliorare" era tornata la mia voce. "Bene, ora con permesso, torno al mio castello, ho da recuperare altri inviti. " Non mi stava sbeffegguando, era serio, come se lo avessi davvero interrotto da un incarico importante. "Ma tu chi se....?!!!" La voce mi si spense in gola... crollai sulle ginocchia, sentivo il sangue scorrere lungo braccia e lungo la bocca... mi sentii morire.
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