27 maggio 2010

La mia Alba e il mio Tramonto

Per un Vampiro è difficile rimanere sorpresi di qualcosa. Si vive per centinaia di anni, e dopo qualche decade tutto sembra sempre uguale. Il mondo umano gira troppo lentamente, dorme troppo spesso, e si ripete all'infinito. Non conto più le albe ne i tramonti. Ho smesso di chiedermi che giorno è. Lei è l'unica cosa che da un valore alla gioranta, con il suo sorriso e la sua incredibile voglia di vivere. Lei è la mia sorpresa quotidiana, è la mia alba e il mio tramonto, di quelli che ammiri e osservi finchè non li vedi affondare all'orizzonte, finchè non si eclissano con il resto del mondo. E finchè restano nascosti indifesi, io li proteggo. La proteggo. Ogni volta che addormenta, ogni volta che non può risplendere io mi prendo cura di lei e della sua luce.
Mi svegliai, forse un secondo, forse un minuto dopo. Per la prima volta dopo tanto tempo, senza equilibrio. Mi sollevai da terrra, rapidamente, usando entrambe le mani ed utilizzando le gambe per assumere una posizione adatta al mio prossimo slancio. Un giro su me stesso, alla sua ricerca. Guando lo rividi se ne stava in un angolo buio, braccia conserte, sorrisetto beffardo, capelli sciolti davanti al viso. Avrebbe fatto paura a chiunque, ma non a me. Era due passi oltre la linea di emergenza, era troppo vicino a lei. Solo mentre studiavo il nemico e la prossima mossa, mi accorsi di aver frantumato il pavimento con lo schianto di poco prima. Mi aveva sbattuto a terra come se fossi un comune mortale. Era certamente l'avversario più forte che avessi mai potuto incontrare. Ti alleni una vita per momenti come questi, dove tutto è messo in discussione, dalle cose a cui tieni di più, alla tua vita stessa. Diffiicle pensare di morire, quando sei già morto in un certo senso. La cosa che mi spenvatava era che lui infrangesse la cupola di cristallo che la circondava, quella cupola che avevo creato nella mia testa e che mi ero ripromesso non sarebbe mai stata violata. Non gli avrei permesso di avvicniarsi oltre.