Sorpresa
Più veloce del vento, più veloce del mio respiro, più veloce del suo battito di ciglia, più veloce del suo sbaglio, gli sono addosso. Le mia mano sinistra stringe forte la sua gola, con la destra lo colpisco forte allo stomaco, una percussione, un colpo secco, che percute le sue interiora, prova vibrazioni violente per cui un essere umano morirebbe. Eppure lui mi somiglia, lui nonostante tutto non cede. La mia presa di ferro non riesce a stritolare il suo collo scoperto, le vibrazioni non sembrano smuoverlo di un millimetro. Il suo respiro come il mio non esiste. Alla velocità di un comune umano, il mio movimento sarebbe stato impercettibile, più rapido di un pensiero. Eppure lui non sembrava affatto sorpreso. Stava li, con la mia mano stretta sul collo, e il mio pugno chiuso al centro del suo petto, a guardarmi, e a ridere di me. A soprenderemi fu lui. Ero ancora intento a comprendere perchè non mi fossi accorto del suo essere, della sua particolarità, del suo spirito così forte e allo stesso tempo incosistente. Mi sentivo uno sciocco, un inutile sciocco incapace. Incapace di proteggerla, incapace di essere il perfetto protettore, incapace di superare le difficoltà. E mentre mi deridevo e mi maledicevo, i suoi palmi si appoggiarono al mio petto, speculari, in perfetta sincronia, polso contro polso, con le braccia perfettamente parallele tra loro e perfettamente perpendicolari al mio petto. Nessun suono, nessun dolore. O almeno, niente che potessi descrivere come dolore, una cosa che oramai avevo dimenticato e che forse non sarei più riuscito a definire. Stavo ammirando la perfezione del suo movimento, l'eleganza e la meravigliosa posizione che il suo corpo aveva assunto. Non poteva non essere che un Vampiro, un Dailish, un Elfo Vampiro il più leggendario, il mio magnifico, il più perfetto. Ancora una volta mi ero lasciato attrarre, distrarre, affascinare. Ero a mezz'aria, avevo perso il contatto con il suolo, respito dal suo colpo.
Fluttuavo.
E mentre fissavo le sue mani, mentre provavo a concencentrarmi e a tornare in posizione difensiva... lui si mosse. Non saprei spiegare cosa vidi, forse una sorta di ombra, qualcosa che scomparve dal mio sguardo ancor prima che potessi metterlo a fuoco, e di solito sono veloce a farlo. Eppure non vidi altro che il muro alle sue spalle e poi... buio.
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