Sotto la pioggia. Oggi è ieri.
Sentivo il suo sguardo su di me. Eravamo fermi immobili, sotto la pioggia estiva. Una piccola tettoia, ci riparava dal nubifragio. Gocce d'acqua grandi, veloci e infinite coprivamo ogni cosa oltre il nostro sguardo. Eppure eravamo li, a fissarci, a stringerci stretti, a dirci quel fiume in piena di parole che a volte non abbiamo il coraggio di liberare, che a volte temiamo ci sfugga dal controllo, che distrugga la nostra casa, la nostra città, le cose a cui teniamo. Eppure eravamo lì, senza fermarci a raccontarci di ogni cosa, a liberarci di un peso che ci inchidava a terra, ci spezzava le ali. Siamo noi quelli sotto la pioggia, noi, sotto questo mondo incerto e violento, che prima ti mostra la sua luna d'orata, poi ti affoga con pioggia a secchiate. La tua mano nella mia, il tuo corpo tra le mie braccia, il tuo viso sulla spalla, e infine i tuoi baci sulle mie labbra, per chiudere un discorso che parla di noi, di te e di me, mentre il mondo intorno non si ferma, mentre il mondo intorno è solo rumore e acqua, che non importa che non esiste, che smette di essere. Siamo solo io e te, e questo basta. Finisce la pioggia, e ora, andiamo a casa.
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